Metafisica dello Spritz

Spritz a VeneziaSarebbe bello se nel prossimo set di 007, James Bond chiedesse con voce strascicata “My spritz, please”!
E invece lo spritz, aperitivo elegante e di origini asburgiche, fatto visceralmente proprio dai Veneziani quasi a emblema della città, non compare nemmeno in un libro culto per post-dandy, dal titolo emblematico di Mondo exotica.
Al limite, riferimenti allo spritz si possono forse trovare in qualche testo dei Pitura Freska, ma in questo caso la sua pronuncia si orienterebbe su uno spriss, con inflessione tipicamente lagunare.
Mi piacerebbe sapere se Gabriele D’Annunzio, durante i suoi soggiorni a Venezia, sia mai incappato nella fluida e austro-veneziana bevanda, ma nei suoi carteggi, anche nei più frivoli, non ve n’è cenno. Forse il Vate era troppo preso dalle sue Muse: la Marchesa Casati, Luisa Baccara, Eleonora Duse.
Certo nei taccuini di Paul Morand, uno dei tanti viaggiatori invaghitisi di Venezia, troviamo riferimenti a un mitico e misterioso punch all’alchermes, bevanda rituale continuamente menzionata in libri ormai introvabili come Ore. L’Altana, Schizzi veneziani, testi sacri per la folta comunità francese installatasi a Venezia nel primo Novecento e composta da “uomini senza molta fiducia in se stessi, dandy e miti subito rallegrati o disperati. Per le donne avevano sofferto. Erano fieri, fini sino a spezzarsi, con nervi in vetro filato di Murano, rifugiati nella città-rifugio per eccellenza”.
Recentemente mi è stata chiesta, appunto per uno spritz, una cifra alquanto esagerata, giustificata, a detta del gestore, dal fatto che lo spritz era stato annoverato come cocktail… Al di là del fatto che mi guarderò bene dal consigliare ai miei clienti di recarsi in quel locale, resta lo stupore per il continuo riproporsi sulla scena del ristoro veneziano di figuri il cui solo scopo è far soldi senza alcuno scrupolo.
In ogni caso, oggi come oggi, lo spritz resta un aperitivo elegante che non si beve solo a Venezia, ma un po’ dappertutto. La sua ricetta infatti è stata ormai divulgata nel corso di questi anni in giro per il mondo: da Asolo a Bordighera, da Roma a Milano, da Ibiza a Tangeri, da Londra e New York.
Sarà forse capitato anche a voi di chiedere in una qualche località remota uno spritz e di essere accolti da un’espressione interrogativa o da un’altra sollecita e arguta di chi facendo ampi cenni d’assenso vi riempiva un bicchiere di una strana mescolanza di liquidi imprecisati.
E’ il tramonto che rende i Veneziani così nostalgici in terra straniera, e la terra straniera per i Veneziani resta sempre “l’altrove“. Capita così che, in maniera del tutto naturale, si inizi a canticchiare Viva Venezia, viva San Marco, viva le glorie del nostro leon e nello stesso tempo si avverta in modo inequivocabile la mancanza del proprio spritz, quello cioè del proprio bar, e dovunque ci si possa trovare in quel momento, questo solo pensiero basterà a far sentire meglio (anche se a bocca asciutta).
Ma c’è anche l’irrequietezza del bevitore dello spriss.
Una prima domanda sorge spontanea: se in un locale fanno un ottimo spritz ma il barman è scortese e maleducato, vale la pena tornarci?
La risposta del bevitore, che è un “no” inequivocabile, parte dal presupposto che l’aperitivo debba essere centellinato in un ambiente positivo, simpatico e in compagnia gradevole. La figura del barman è fondamentale. Egli è figura carismatica, sciamano, confessore e rassicurante punto di riferimento. La letteratura e la cinematografia ne hanno sempre messo in luce il ruolo socio-antropologico. Da Casablanca a 10, il barman è presenza costante, riservata e senza volto.
Ma come si centellina lo spritz? Anche in questo caso la risposta è immediata e chiara: lo si centellina in piedi e appoggiandosi in maniera languida sulla gamba sinistra o destra a seconda del caso e orientando il busto verso l’eventuale interlocutore. In alcune occasioni ci si può appoggiare con il gomito al bancone, a patto che questo sia largo e sgombro (mai infastidire gli altri bevitori!)
E cruccio dei crucci, interrogativo degli interrogativi: quali percentuali alchemiche possono dirsi perfette per un bevitore di spritz?
Anche in questo caso, dopo un lungo periodo di studio e di apprendimento iniziatico, si può pervenire ad una formula magica atta a far sì che la splendida bevanda possa dare il meglio di sé:
50% di Bitter Campari, Select o Aperol, a scelta.
20% di vino bianco fresco e secco.
30% di Seltz.
Una fettina di limone o di arancia, appena tagliata.
Non più di due cubetti di ghiaccio nel bicchiere che dovrà essere largo, di vetro spesso e ben impugnabile. Durante il centellimento, infatti, si possono fare lunghe e proficue conversazioni.
Qualcuno potrà obiettare che le percentuali sopra riportate sembrano più la ricetta di una bomba che di un aperitivo, e la risposta del bevitore non può che concordare con tale osservazione! Lo spritz infatti deve essere avviluppante come un serpente, profumato, alcolico, vellutato, colorato, pieno e pericoloso, dando così il suo tocco rituale e la propria benedizione alla fine della giornata.

(Jacopo Terenzio)

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2 risposte a Metafisica dello Spritz

  1. Maria Elena ha detto:

    Dopo aver pagato dagli 8 ai 10 euro per uno spritz pessimo in terra straniera (Roma o Milano) mi sono abituata a chiedere altri cocktail quando non sono a Venezia. Più di 3€ per uno spritz sono un furto…Ma ricordo sempre la felicità degli amici veneti sparsi per il mondo all’apparire di una bottiglia di Aperol trafugata dall’Italia o fortuitamente trovata in un negozio ad un prezzo non troppo esoso…Dove c’è Spritz c’è casa (ancora più che dove c’è pasta Barilla che oramai si trova ovunque nel mondo..)
    In ogni caso bellissimo articolo!

  2. Katia ha detto:

    Ciao!
    Bellissimo post, per un attimo mi sono ritrovata tra le calli di venezia, con uno splendido spritz ghiacciato in mano…Quanto mi manca! Io sono una torinese adottiva con origini astigiano-bresciano- veneziane, ma di certo sento più mia la radice veneta…Scrivi ancora, è così bello leggere della bellissima Venezia!

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