Gli amanti di Venezia, che continuano a ritornarci per molto tempo, hanno l’impressione di conoscerlo, come una figura familiare che si è già incontrata da qualche parte. I quadri di David Dalla Venezia, per lo più autoritratti, sono come un sogno che si ripete.
David è figlio di Toni Dalla Venezia, l’artista corniciaio da cui ha ereditato il talento, la modestia e una grande gentilezza. David non ha fatto una scuola d’arte, ma è autodidatta, ha appreso la tecnica della pittura “rubandola con gli occhi“, come dice suo padre.
Per quanto concerne la sua ispirazione, gli viene da lui stesso e si alimenta da sé. La sua pittura d’autoritratto ossessiva corrisponde ad una ricerca su se stesso: “cerco di scoprire ch’io sia veramente, tra il mio io, il super-io e la mia maschera”, è una sorta di psicoanalisi visiva della propria personalità. David il pittore è un analista che analizza David l’uomo.
Ciò che esce dalla sua pittura non è mai premeditato, ma ha sempre un significato. Fin dai suoi primi quadri si raffigura con la testa rasata e degli occhiali tondi che nascondono gli occhi, come a voler oscurare l’individuo. Oggi appare catturato da un vortice di fuoco, in un riflesso di specchi, tra lui e il mondo che lo circonda.
“Se avessi avuto più capacità intellettuali, avrei studiato filosofia e psicanalisi”. Per noi sarebbe stata una notevole perdita, giacché David è un pittore di grande talento naturale, che dipinge a olio secondo le antiche tecniche dei fiamminghi, con un’ispirazione degna dei migliori surrealisti.
Ha cominciato a 22 anni, con un amico giapponese, dipingendo sui pali di legno di Venezia. Si firmavano “David e Hiroshi” e quell’arte effimera ebbe subito un grande successo. Nei giornali del mattino ci si interrogava su questi misteriosi autori. Fu così che si fece notare da alcune gallerie d’arte di Venezia.
Oggi David è molto conosciuto e apprezzato in tutta Europa, ha esposto a Parigi, Nizza, Bruxelles, Stoccolma e in Germania. A Venezia potete ammirare le sue opere presso: Bac Art Studio e la Galleria L’Occhio.
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